Growth Hacking: 7 storie di successo

Cos’è il Growth Hacking

Il significato letterale di Growth Hacking è ‘Pirateria per la Crescita‘ e lascia presagire a qualcosa che non ha che fare con la legalità; in realtà, il termine è usato in questo caso in forma retorica e vuole esaltare le abilità di una persona o di un gruppo di persone nell’uso delle migliori strategie di mercato, con il fine ultimo del successo di un’impresa.
Il Growth Hacking non ha regole predeterminate e lascia spazio alle idee; a livello teorico non si tratta di abbandonare altri modelli, ma di unirli per ottenere il massimo dei risultati; in pratica, si deve cercare la migliore relazione che intercorre fra lo sviluppo di un prodotto, il marketing digitale ad esso correlato e l’analisi dei dati, i quali sono l’esatta sintesi di ciò che vorrebbe l’utente.
Il Growth Hacking consiste in un processo che cerca di prendere il meglio di una buona strategia di mercato e ottenere risultati sempre più remunerativi. Gli esempi si sprecano e nella maggior parte dei casi dimostrano il raggiungimento di obiettivi dal carattere esponenziale.

Come nasce il Growth Hacking

Questo processo ha avuto inizio da quello che possiamo indicare come il primo vero esempio vincente di Growth Hacking; il pioniere fu Sean Ellis il 26 Luglio del 2010, quando scrisse un post titolato ‘ Find a Growth Hacker for your startup’. Il sistema ha avuto un grande successo fin dai primi istanti e ha consentito a programmi come Dropbox e Kissmetrics di passare da un numero esiguo di utilizzatori ad essere una tecnologia irrinunciabile per quasi tutti. Basta pensare che Dropbox è passato da circa 100 mila a ben 4 milioni di utenti nel giro di soli 15 mesi.

Il Growth Hacking è una metodologia di successo: evita i normali canali di mercato, quelli a cui tutti sono generalmente abituati, per far leva sui desideri delle persone. I canali tradizionali sono spesso saturi e vengono trattati dagli utenti come un fastidio, qualcosa che turba la propria privacy e finisce per sortire l’effetto opposto da quello voluto.

Il Growth Hacking in questo senso non ha una strategia definita e fa leva unicamente su alcuni fattori. Fa leva sulla fantasia, sullo studio di iniziative semplici e mirate che possano bypassare le strategie di marketing più conosciute. Stimola la curiosità dell’utente generando quel particolare interesse che sarà punto di partenza per la crescita. Quest’ultima sarà esponenziale perché sfrutterà i referrals, cioè il passaparola che lo stesso utente incuriosito provvederà a generare.

Per capire in maniera chiara quale può essere una buon processo di Growth Hacking e qual è la reale differenza da una strategia di marketing, è necessario focalizzare l’attenzione sui tre aspetti fondamentali già menzionati.

In primo luogo il prodotto offerto deve essere rivoluzionario e destare interesse alla vendita. Successivamente bisogna sfruttare la stessa strategia di marketing ad esso associata e assecondare al meglio la domanda dell’utenza. A tal proposito risulta evidente, come del resto dice il nome stesso ‘Growth’, che questo processo è l’ideale per ottenere una crescita esponenziale una volta che un prodotto è già stato lanciato e la gran parte dell’utenza ne ha già un’idea.

Le 7 migliori storie di successo del Growth Hacking

Il primo esempio di Growth Hacking è senza dubbio quella lanciato da Ellis e riguarda l’avvento di Dropbox. Questa è una piattaforma del genere cloud, utile per l’immagazzinamento e condivisione di dati, cresciuta proprio grazie ai referrals, cioè il passaparola fra gli utenti.

Successivamente possiamo menzionare i seguenti esempi,

PayPal: la nota azienda che consente i trasferimenti di denaro per le vendite online ha creato il suo successo grazie al Growth Hacking. Un tempo chiamata Confinity, la piattaforma era piaciuta molto agli ebayers, tanto che l’idea di utilizzare il logo ormai celebre affiancandolo ai marchi Visa e Mastercard, ha convinto un numero impressionante di persone ad affidarsi al servizio, effettivamente comodo specialmente per gli acquirenti. Il colpo di genio fu proprio il rendere il marchio PayPal uguale a Mastercard e Visa agli occhi degli internauti.

PicMonkey: software di photo editing molto valido,  promosso con un’efficace soluzione di Growth Hacking. La versione gratuita fu infatti lanciata con il fine di invogliare gli utenti ad acquistare quella a pagamento, per soli 4,99 dollari. La creazione di un sistema di marketing a imbuto (funnel) ben progettato all’interno del programma gratuito, ha calamitato molti utenti e consentito una crescita notevole in pochi anni;

Airbnb: si tratta di un’applicazione creata per favorire gli alberghi nella ricerca di potenziali clienti; i fondatori del gruppo, cominciarono utilizzando solamente delle campagne e-mail e fu con una mossa da Growth Hacker che ottennero una crescita esponenziale. Riuscirono a contattare moltissime persone che pubblicavano annunci d’affitto sul portale Craiglist, convincendoli a provare Airbnb. Dopo non molto tempo, si sparse la voce di quello che era un servizio completo ed efficiente e Airbnb divenne un importante portale d’intermediazione;

Esempi social

Twitter: l’altrettanto noto social network ha fatto affidamento al Growth Hacking. Dal giorno della sua comparsa ebbe già numerosi iscritti, molti dei quali lo snobbarono per altre piattaforme. A tal proposito si rese utile la ricerca di iscritti potenzialmente interessati, eliminando coloro che ostentavano semplice curiosità. L’idea vincente fu semplice e geniale: consentire a tutti i nuovi iscritti di scegliere i profili da seguire fra quelli che potevano avere maggiore efficacia in base al soggettivo interesse (ovviamente individuato da algoritmi al momento dell’iscrizione, in base ai dati e ad alcune domande mirate);

Facebook: anche il più popolare dei social network ha dovuto ricorrere al Growth Hacking; l’uso di banner e widget a comparsa è stata la mossa vincente che ha consentito al gruppo di convincere numerosissimi nuovi utenti ad iscriversi alla piattaforma;

LinkedIn: trattasi di un altro social network decisamente più sobrio dei concorrenti; LinkedIn è dedicato al mondo del lavoro e grazie al Growth Hacking è cresciuto in modo vertiginoso. Un po’ per l’effettiva possibilità di trovare un lavoro, un po’ per mostrarsi al pubblico come una persona importante in un settore specifico. Parliamo di un sito dove è possibile autopromuoversi in modo molto efficace, grazie anche al sistema di conferma delle competenze, mediante le quali gli utenti possono scambiarsi giudizi positivi. Quest’ultima idea è davvero coinvolgente.

 

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